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oversight board e supremazia costituzionale   Con i suoi 2,5 miliardi di utenti, Facebook si proclama leader indiscusso delle multinazionali digitali ad oggi esistenti. Il nuovo sistema di governance proposto dal colosso mondiale prende il nome di Oversight Board ed è una sorta di Corte Suprema, attualmente composta da 20 membri (con la possibilità di un incremento futuro sino a 40 “giudici”), costituente un organo giudicante indipendente, al quale gli utenti potranno appellarsi in casi controversi di cancellazione di profili e post ritenuti sospetti, per ottenere decisioni vincolanti sui contenuti consentiti e rimossi. Inoltre la Corte potrà pronunciarsi su temi delicati e complessi come l’odio online, le fake news e il diritto alla privacy, mediante l’elaborazione di linee guida utilizzabili per la moderazione del flusso comunicativo condiviso su Facebook e Instagram. i social come apparati para-statali Si tratta, infatti, di un’iniziativa senza precedenti realizzata da un’impresa privata che sembra plasmare la rivendicazione sovrana dei...

Self care: perché quest'esigenza?   La nuova ricerca riportata da We Are Social, come ogni anno, ci racconta un dato di fatto interessante: le ricerche su Google del termine self care sono cresciute del 100% negli ultimi 5 anni. Fino a poco tempo fa Internet era un vero e proprio Far West, in cui le leggi del mondo fisico non potevano essere applicate e quindi rispettate. La diffusione incontrollata di fake news e di abusi di vario genere ha portato ad una revisione del livello di sregolatezza tollerata sul web. E come spesso accade, perché avvengano cambiamenti nella sfera legale occorre un'azione socio/culturale importante, un'esigenza manifestata dalla collettività che faccia aprire un dibattito su questioni da rivedere e rinnovare. Una serie di cambiamenti in ambito web e social, soprattutto, ci fanno riflettere sulla necessità sempre più preponderante di benessere da parte degli users e su quello che il futuro potrebbe riservarci in termini di tendenze. Qualche...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_column_text]Come ogni anno in questo periodo nel mondo digitale si tirano le somme. Secondo la stima del Report Digital 2020 in Italia 50 milioni di persone sono online ogni giorno per circa 6 ore. Il report, supportato da Hootsuite e We Are Social, ci racconta che ad oggi 35 milioni di italiani sono attivi sui social per una media di 2 ore al giorno. A Gennaio del 2020 ci sono più di 80 milioni di telefoni mobili connessi, pari al 130% della popolazione italiana. Quali social? Il social media di gran lunga più ricercato è Instagram: 20 milioni di persone hanno un profilo e il 37% della popolazione italiana fa ricerche pubblicitarie attraverso questa app, in crescita costante. Di consuetudine rispetto all'anno scorso YouTube e Facebook dominano la scena dei social media più utilizzati nel Bel Paese, insieme a Tik Tok, di cui abbiamo già parlato...

I prodotti italiani sono i più ricercati al mondo Secondo la ricerca condotta da Prometeia e dall’Area Studi Mediobanca, i volumi di ricerca dei prodotti italiani all'esterno sono aumentati del 56% negli ultimi 3 anni. I brand italiani del fashion made in Italy sono in vetta alla classifica nelle ricerche sul web. I 559 marchi più famosi al mondo, infatti, sfiorano i 300 milioni di ricerche al mese.  Valgono molto e quindi pesano sui ricavi quattro volte di più rispetto alle restanti aziende del settore. Le 300 firme dell’abbigliamento, che trainano ormai l'intero Made in Italy, sono in testa alla classifica. I 119 marchi di pelletteria seguono, con 60 milioni di ricerche al mese. Da dove vengono le ricerche In testa Germania e Stati Uniti, seguiti da Cina e Russia. Nondimeno Australia, Canada e Polonia sono appassionati followers dei nostri prodotti esclusivi. Età media degli aspiranti acquirenti? Online è più alta: si concentrano...

Il conversational commerce sta cambiando il modo di acquistare dei nostri clienti. Siamo già oltre l'ottimizzazione dei motori di ricerca: occorre entrare nell'inconscio delle persone L'economia on demand, ovvero la tendenza dei consumatori a condividere un servizio acquistandone l'utilizzo piuttosto che il prodotto completo, è ormai stata digerita da tutti, o almeno così dovrebbe essere, visto che la stiamo già oltrepassando. Ai consumatori non basta più avere tutto ciò di cui hanno bisogno a portata di mouse, che si tratti di musica, arte, spettacolo, cibo, servizi o prodotti di qualsiasi genere, ma lo vogliono SUBITO!  I clienti hanno a disposizione tutte le informazioni che vogliono, e prima di acquistare un prodotto ormai si informano e fanno ricerche tanto da arrivare a saperne quasi più di chi lo produce. Sono in grado di trovare quello che vogliono al prezzo più basso, confrontando le varie offerte, e non sono disposti ad aspettare, perché, come si...

L'approvazione dell'articolo 13 in UE mette a rischio il colosso dello streaming online E' ormai di Settembre la decisione del Parlamento Europeo di approvare quelle modifiche agli articoli 11 e 13 sul copyright che già erano state proposte ma respinte a Luglio. Gli articoli, soprattutto il 13, così come sono stati concepiti, potrebbero mettere a rischio il futuro di Internet e di tutte le piattaforme online di sharing di contenuti soggetti a copyright. Da qualche giorno il post dell'amministratrice delegata di YouTube Susan Wojcicki sul blog di Google, ha reso ufficiale l'allarme della piattaforma streaming più famosa al mondo sulla questione copyright, dicendosi ben presto costretta a bloccare milioni di video, nuovi ed esistenti, in tutta l'UE e lanciando una campagna di sensibilizzazione molto forte. Tramite l'hastag #SaveYourInternet, YouTube esorta tutti i creatori di contenuti a diffondere il messaggio contro l'articolo 13 realizzando video e pubblicando post sui social per cercare di mobilitare...