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Made in Italy: ci cercano, ma non ci prendono

I prodotti italiani sono i più ricercati al mondo

Secondo la ricerca condotta da Prometeia e dall’Area Studi Mediobanca, i volumi di ricerca dei prodotti italiani all’esterno sono aumentati del 56% negli ultimi 3 anni. I brand italiani del fashion made in Italy sono in vetta alla classifica nelle ricerche sul web. I 559 marchi più famosi al mondo, infatti, sfiorano i 300 milioni di ricerche al mese.  Valgono molto e quindi pesano sui ricavi quattro volte di più rispetto alle restanti aziende del settore. Le 300 firme dell’abbigliamento, che trainano ormai l’intero Made in Italy, sono in testa alla classifica. I 119 marchi di pelletteria seguono, con 60 milioni di ricerche al mese.

Da dove vengono le ricerche

In testa Germania e Stati Uniti, seguiti da Cina e Russia. Nondimeno Australia, Canada e Polonia sono appassionati followers dei nostri prodotti esclusivi. Età media degli aspiranti acquirenti? Online è più alta: si concentrano fra i 44 e i 64 anni, probabilmente anche per possibilità di spesa. Dalle ricerche tuttavia si denota che i millennials e la generazione Zeta sono molto attratte dai marchi iconici, e il Made in Italy ne ha tanti: questo comporta una possibilità di crescita su questa fascia di età, soprattutto in paesi come Stati Uniti e Cina.

Cosa si cerca?

Le parole e i concetti maggiormente ricercati dagli utenti in rete ci comunicano quello che si vuole dal mercato italiano: alimenti sani, qualità dei materiali, origine e filiera certificati. Da noi si cerca quindi qualità, affidabilità e non risparmio.  

Ma allora perché non ci prendono?

 

Buon vecchio brand fa buon brodo

Nel complesso il Made in Italy firmato vale oltre 165 miliardi di euro, il 60% del giro di affari di ogni singolo settore. Le imprese italiane fatturano di media 140 miliardi in 5 anni di esportazioni. Una cifra notevole. E la richiesta è sempre in aumento, a partire dal settore dei viaggi, seguito da quello alimentare, dell’abbigliamento e dell’auto. Si prevede che nei prossimi 5 anni la domanda potenziale aumenterà di oltre 10 miliardi di euro. Quello che veramente fattura, insomma, è il marchio: fra le 173 imprese italiane di moda considerate nel campione nel complesso gli asset immateriali (ovvero  le ragioni non tangibili per cui i nostri prodotti sono così richiesti) pesano sui ricavi quattro volte di più rispetto alle altre aziende del settore. Si cerca quindi sì qualità e garanzia, ma sempre nella certezza del marchio.

Chi è senza nome non vende

In Italia il 92% delle imprese attive sono PMI ed è su di loro che si basa veramente l’economia del paese, ma il 70% di queste dichiara che la maggior parte dei propri profitti è generato in Italia. Ma allora forse siamo noi che non vogliamo vendere! Ci cercano, ma ci trovano solo in pochi eletti, e Google ha fatto una ricerca per capire il perché. Ne è emerso che le imprese italiane hanno poca fiducia nelle tecnologie, unico mezzo che oggi permetterebbe loro di aprirsi al mercato estero online. Il 35% di queste aziende infatti non ha un sito web e il 75% non ha mai fatto una campagna online, dato che per un’impresa estera sarebbe uno scempio!

Cosa si può cambiare: una strategia digitale intelligente

La fiducia nell’evoluzione, nella necessità sempre più forte di essere al passo coi tempi, smart e “responsive”, cioè presente e accattivante su tutti i dispositivi di ricerca diffusi, è diventata un must in tutto il mondo. Quindi non c’è scampo: o bere o affogare, come si suol dire.

Morale: credere nel digitale oppure farsi divorare dalla concorrenza

Margherita Cavaciocchi
Margherita Cavaciocchi
cavaciocchi@abaco-engineering.it

Margherita Cavaciocchi

Web Content strategist

 

 

La strega Margot è la più abile nell’arte dell’illusionismo.
Con i suoi trucchi di magia nera riesce a trasformare i pessimi in buoni contenuti plasmando le immagini e i testi a suo piacimento. Amante della scrittura, si cimenta anche nella fotografia e nella realizzazione di video professionali. E’ maniaca della sintassi, la grammatica e la semantica. Non le scappa una virgola e punisce severamente chiunque scriva senza attenzione i propri contenuti!
La sua frase preferita: “Il linguaggio della verità è semplice”, Lucio Anneo Seneca.

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