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Voglia di star bene: le tendenze del mondo globale sul web

Self care: perché quest’esigenza?
  La nuova ricerca riportata da We Are Social, come ogni anno, ci racconta un dato di fatto interessante: le ricerche su Google del termine self care sono cresciute del 100% negli ultimi 5 anni. Fino a poco tempo fa Internet era un vero e proprio Far West, in cui le leggi del mondo fisico non potevano essere applicate e quindi rispettate. La diffusione incontrollata di fake news e di abusi di vario genere ha portato ad una revisione del livello di sregolatezza tollerata sul web. E come spesso accade, perché avvengano cambiamenti nella sfera legale occorre un’azione socio/culturale importante, un’esigenza manifestata dalla collettività che faccia aprire un dibattito su questioni da rivedere e rinnovare. Una serie di cambiamenti in ambito web e social, soprattutto, ci fanno riflettere sulla necessità sempre più preponderante di benessere da parte degli users e su quello che il futuro potrebbe riservarci in termini di tendenze. Qualche esempio di come la situazione sia cambiata è l’atteggiamento che assumono i brand e le strategie di marketing che mettono in ponte. Uber ad esempio ha collaborato con l’app Calm per riqualificare le giornate passate in macchina in mezzo al traffico come momenti di meditazione guidata, per riprendersi il proprio necessario spazio mentale. Tencent, multinazionale cinese di gaming, ha aggiunto ai propri software una funzione di limitazione di tempo di gioco in funzione dell’età, per evitare l’assuefazione dei più giovani.  
Il futuro è privato
  Un’ altra new entry nella ragnatela virtuale è la privacy. L’ha detto Mark Zuckerberg alla conferenza annuale di Facebook nel 2019: “il futuro è privato”. Con i nuovi adeguamenti al GDPR, anche chi non aveva interesse per la propria privacy ha cominciato a farsene carico, e i giganti del web hanno dovuto lavorare sodo per adeguare il sistema. I grandi brand hanno cominciato a seguire questa scia: il Telegraph ha introdotto un gruppo WhatsApp per coloro che non hanno avuto le ultime notizie sulla Brexit, ma soprattutto il brand sta entrando in una sfera più privata (e quindi più emozionale). Anche Starbucks sta indagando su come utilizzare gruppi ed account privati sui social media per coinvolgere maggiormente i suoi clienti sullo sviluppo del prodotto.  
Narrativa più lunga e complessa
  Allo stesso tempo, quando la disinformazione è così diffusa, le persone cominciano a fare ricerche su ciò che più le interessa e, grazie alla reattività dei social, possono anche ricevere informazioni corrette in tempo reale. Postare una bella immagine o un simpatico meme sulle piattaforme social oggi non è più l’unico modo di attirare l’attenzione. In un panorama digitale ormai così saturo, le narrative più complesse possono anche essere più interessanti e coinvolgenti, non solo perché costringono il visitatore a soffermarcisi più a lungo, ma perché incoraggiano la partecipazione e la condivisione.
Meltin’ pot culturale
  Sempre dal report di We Are Social, scopriamo anche quanto lo scambio di diversi riferimenti culturali si sia riflesso sulla vita individuale delle persone. In un momento in cui sembra che la maggior parte delle idee siano già state concepite, è nello scambio di idee, interessi e generi diversi che si trova l’opportunità di fare innovazione creativa e generare unicità. La digitalizzazione ci ha esposto ad idee e valori provenienti da culture diverse, e ciò sta diversificando la cultura globale di massa. Quindi, mentre la cantante spagnola Rosalìa è diventata famosa a livello globale senza cantare una singola parola in inglese, l’account Instagram francese @yugnat999 sta diventando sempre più popolare con meme in franco-inglese fondendo appunto il francese e l’inglese inventando un linguaggio contemporaneo.  
Il consiglio per i brand
  Partecipare ad iniziative e collaborazioni più disparate ed inaspettate, targetizzare specifiche communities di nicchia per massimizzare l’impatto culturale ed essere agili ad adattarsi al cambiamento e al meltin’ pot culturale del mondo globale che abitiamo.
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